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Il pregio di questo contributo di Gori mi sembra consista soprattutto neh “aver fatto convergere la sua puntuale rassegna verso quello che egli ci presenta come un aspetto caratterizzante il pensiero di Freud: la proposta di “una vera e propria processualità del dolore. Il processo doloroso avrebbe una funzione multipla, come altre attività mentali, perché a volte fissa ed altre volte facilita la costruzione psichica”.
La distinzione che Gori ci propone fin dal titolo fra dolore (mentale) e sofferenza (psichica) mi sembra ribadire che, se si vuole mantenere il contatto con la clinica, è essenziale fare riferimento costante alla distinzione — e ai passaggi — fra processo primario e processo secondario.
Il fatto che le formulazioni metapsicologiche freudiane si prestino ad un lavoro esegetico (che presuppone la capacità di tollerare l'incertezza) documenta la loro fertilità (1). Su questa via, a proposito del nostro tema, si può osservare con