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Ho sempre ritenuto che Pirandello sia stato non soltanto scrittore e drammaturgo dotato di particolare intuito psicologico, ma profondo conoscitore dell'animo umano e anticipatore di elaborate concezioni psicoanalitiche.
Penso che egli abbia colto sul piano dei vissuti e delle dinamiche emotive, svariate sfumature del mondo interno e della sfera relazionale, pur non proponendosi di darne una spiegazione scientifica. In particolare credo che la variegata complessità della personalità umana che egli mette in luce in tanti suoi lavori, possa trovare una collocazione scientifica nella teoria dei rapporti oggettuali. Potremmo dire che Pirandello è stato un antesignano d'una visione strutturale della personalità basata su una serie di presenze interne, a loro volta provenienti o alimentate da quelle esterne e con esse in continuo interscambio.
L'“Uno, nessuno, centomila” è probabilmente il lavoro pirandelliano nel quale la tematica della complessità strutturale dell'Io è più esplicitamente messa a fuoco e più sensibilmente elaborata. Brani come i seguenti ci dicono certamente molto su quanto Pirandello avesse colto relativamente all'illusorietà d'un Io unico e coeso ed all'estrema dinamicità del mondo interno: “…Per se stesso tizio ha tante realtà per quanti di noi conosce, perché in un modo si conosce con me e in un altro con voi e con un terzo, con un quarto e via dicendo. Il che vuoi dire che tizio è realmente uno con me, uno con voi, un altro con un terzo, un altro con un quarto e via dicendo, pur avendo l'illusione anche lui, anzi lui specialmente,