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Il libro “Letture Bioniane” uscito recentemente per i tipi di Borla a cura di C. Neri, A. Correale e P. Padda, realizza un'operazione scientifica e culturale di grande rilievo per il movimento psicoanalitico, per diverse ragioni.
La prima è una ragione formale: un compito così impegnativo ed ambizioso, rendere fruibile il pensiero di uno degli psicoanalisti più complessi e trasformativi della dottrina psicoanalitica, è svolto in una forma semplice e in uno stile che tiene sempre d'occhio la modestia.
La seconda è l'obbiettivo, quasi sempre raggiunto, di mantenere un collegamento tra numerosi contributi portati (ben 37 sono gli autori che hanno partecipato a questo lavoro) e un disegno unitario che permette al lettore non solo di avere una visione d'insieme, ma anche l'immagine di un percorso che non appare mai casuale e privo di senso.
La terza ragione è legata al fatto che questa unità di senso del percorso non fa di questo libro un semplice manuale esplicativo dell'opera bioniana né certamente si espone alla tentazione di esimere il lettore dalla lettura del testo originale, ma ne dà delle coordinate di pensiero che possono diventare utilissime per evitare sia la feticizzazione di alcuni concetti (come è accaduto per esempio col “Senza memoria e desiderio”) sia la loro espulsione come concetti estranei e non pertinenti alla psicoanalisi.
Questo contributo è quindi totalmente diverso da quello, pur pregevole, del manuale a suo tempo stilato da Grinberg e collaboratori: mentre quello poteva essere considerato una “introduzione” al pensiero di Bion, con tutti i rischi di una semplificazione idealizzante, questo articola un percorso di senso “dentro” al pensiero di Bion.