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Il titolo francese di questo Freud e i suoi pazienti di Stroeken, tradotto da Payot con In analisi con Freud, mi aveva tratto in inganno. Aperto il libro mi sono subito reso conto che non ero di fronte al racconto di un paziente di Freud, alla maniera di La mia analisi con Freud di Blanton; si trattava piuttosto di un lavoro entro certi limiti, simile a quello di Mark Kanzer e Jules Glenn, che come qualcuno ricorderà, fecero un'ampia e stimolante critica dei casi trattati e descritti da Freud, in Freud and his patients, uscito a New York nel 1980. Kanzer e Glenn allora divisero lo sforzo dell'impresa con altri analisti: Dora con M.A. Scharfman, R. Langs e I. Bernstein; il Piccolo Hans con M.A. Silverman, l'uomo dei topi con J.S. Kestenberg e così via. Fondamentali risultarono gli studi di W.G. Niederland sul “paziente” Schreber. L'olandese H. Stroeken, invece, assume in prima persona l'intero compito. L'Etude préface e l'Etude postface di P.L. Assoun, che racchiudono il saggio sono, infatti, solo piacevoli e colte variazioni sui diversi temi.
Nel primo capitolo troviamo una descrizione di come Freud lavorava: l'inizio del rapporto col paziente, l'organizzazione, le regole, il denaro, la durata delle sedute, la posizione della poltrona dietro il lettino e così via. Seguono, nei capitoli successivi, i quattro casi più famosi: Dora, il Piccolo Hans, l'Uomo dei topi e l'Uomo dei lupi.
Il capitolo VI fornisce uno schizzo della famiglia nella quale Freud è stato allevato: “Una riflessione attenta sulle relazioni all'interno della famiglia di origine di Freud — anticipa — dovrebbe costituire un elemento essenziale d'ogni formazione analitica”: la forza come la debolezza dell'analisi che Freud ha effettuato del proprio passato hanno esercitato, per Stroeken, una grande influenza sullo sviluppo della psicoanalisi.