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Le difficoltà ad organizzare un pensiero ordinato, anzi una serie di pensieri intorno all'argomento di questo lavoro mi si sono presentate prevalentemente sotto due forme.
La memoria di alcuni punti focali e specifici, utile ad esprimerli in modo circoscritto, disturba lo sviluppo di un ordinamento di pensieri. Peraltro il lavoro di ordinamento, necessario per renderli comprensibili come qualcosa di lineare e unitario, sfuoca contemporaneamente le memorie dei punti focali. Questa procedura oscillante tra anacoluto e sviluppo sequenziale riguarda in generale il pensare, non solo il pensare sulla memoria. Certo è che la memoria non ha una relazione semplificata ed univoca col formare pensieri.
Molti pazienti, e noi insieme a loro, prestano attenzione a fatti di questo tipo nel corso dell'analisi. Quando da piccoli imparavamo una poesia a memoria riuscivamo a dirla perfettamente a patto di non pensarci, ma se ci veniva richiesto di dirla senza cantilena accadeva una specie di paradosso: avevamo un disturbo di memoria. E i professori non avevano ragione di rimproverarci.
Nel lavoro Un disturbo di memoria sull'acropoli Freud (1936) si è accorto che se nella realtà c'era qualcosa di troppo simile a quello che c'era nella fantasia, la fantasia, cioè la memoria, pativa un disturbo. Tutto era troppo bello per essere vero.