You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Prendo lo spunto da un libro di Grünbaum (1984; 1985) a cui vari autorevoli colleghi (Wallerstein, 1985; Spruiell, 1986) hanno già dato delle risposte, per esprimere alcune mie riflessioni che mi sembrano epistemicamente rilevanti per il dibattito, da più parti alimentato, sulla scientificità del metodo psicoanalitico.
In via del tutto preliminare si può affermare che la Psicoanalisi soddisfa, contro quanto sostengono alcuni critici, il criterio di falsificabilità, poiché varie teorie del funzionamento mentale, formulate da Freud in poi, sono state e sono falsificabili, come altre teorie scientifiche. Ad esempio, la teoria della paranoia come risultato di una omosessualità rimossa e il passaggio, fatto dallo stesso Freud, dalla teoria traumatica originale alle vicissitudini delle motivazioni e difese con i concomitanti conflitti e ansietà e alla sua proposta di una teoria dell'inconscio, fondata non sulla storia dell'evento ma sull'intensità del desiderio rimosso. La stessa teoria della rimozione non è più sufficiente, da sola, a spiegare analiticamente la psicopatologia. Nuovi paradigmi e nuove teorie, come quella degli oggetti interni (Klein, 1932) o della funzione alfa (Bion, 1965) hanno ridotto l'importanza della rimozione nella formazione dell'inconscio e hanno creato modelli di funzionamento mentale, diversi da quelli originalmente proposti da Freud. C'è poi un'altra considerazione, pertinente e acuta, proposta da Fornari (1985): che la Psicoanalisi non può essere accusata di non-confutabilità in quanto essa stessa potente metodo di confutazione dell'inconfutabile, cioè della nevrosi o della psicosi