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La lettura della stimolante introduzione di Traversa al denso volumetto da lui curato su Soggetto, relazione, trasformazione (1987) mi spinge a scrivere alcune domande che personalmente mi son posto in questi anni e che ritengo non del tutto inutile riproporre. Domande sul problema — in verità annoso — del rapporto tra psicoanalisti e filosofi.
Traversa “maliziosamente” (p. 8) sostiene esserci una differenza fra la posizione di Freud che, conoscendo bene i filosofi, afferma di “non averli letti”, rispetto a quella di coloro che i filosofi non li hanno letti davvero. Ed è un vero peccato che questo atteggiamento si sia ripetuto nel corso degli anni perché la psicoanalisi ufficiale avrebbe più efficacemente affrontato e soprattutto utilizzato le crisi del “soggetto” se avesse accettato di condividerle con la cultura circostante (fatte naturalmente tutte le debite eccezioni che sarebbe fuor di luogo menzionare qui).
Si sa che, in tutti i campi, ignorantia non excusat e, sulla necessità di leggere, non si può che concordare.
Tuttavia, a me sembra che i filosofi, proprio perché tali, meritino una nostra particolare, specifica, analitica lettura. Cercherò brevemente di accennare almeno al perché di questa particolare attenzione, partendo dalla descrizione di un esempio.
Si veda l'annotazione su Nietzsche in Psicologia delle masse ed analisi dell'Io (1921). E l'implicita critica. Zu Eingang der Menschheitgeschichte war er der