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Ho letto con piacere questo piccolo ma gustoso libro, sollecitata anche dalla stimolante prefazione di Lucio Sarno. Nel libro il racconto di una storia d'amore fra il “magnetizzatore” e una giovane donna è inframmezzato con la esposizione della dottrina del magnetismo animale.
“Non si sa — dice Sarno — se preferire per l'opera di Charles de Villers la definizione di romanzo breve in chiave filosofico-magnetica, o piuttosto quella di saggio magnetico-filosofico in chiave romanzesca”. L'illustrazione della dottrina avviene sotto forma di dialogo fra il protagonista e altri personaggi del libro e questo rende molto più vivace lo stile e avvincente l'esposizione. Oltre che per la gradevolezza della lettura e l'interessante prefazione di Sarno, raccomando la lettura del libro in quanto offre numerosi spunti di riflessione, perché in vari momenti ripropone il problema della natura e dello sviluppo della relazione terapeutica. L'autore, nato in Lorena nel 1745, era luogotenente di artiglieria a Strasburgo quando in questa città fu fondata a opera del marchese di Puységur la “Société Harmonique des Amis réunis” di filiazione mesmeriana. (Ricordiamo che Puységur — anch'egli ufficiale e studioso di fisica e allievo di Mesmer — scrisse varie opere sul magnetismo animale; gli si attribuisce la scoperta del cosiddetto “sonnambulismo artificiale”). De Villers è fra i fondatori di una società nata per filiazione dalla prima: la “Société Harmonique du Régiment de Metz”; egli redige un “manuale del magnetizzatore” in conformità con quello di Puységur e nel 1986 pubblica Il Magnetizzatore innamorato. È curioso oggi pensare che di questa opera (citata peraltro da Chertok e De Saussure in Naissance du Psychanalyste. De Mesmer a Freud, ) resta un'unica copia originale perché tutti gli altri esemplari furono sequestrati e distrutti dalla polizia. Charles de Villers si trasferì