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Il sottotitolo di questo volume, dicendone il contenuto (“Una ricerca sulla psicologia clinica e la psicoterapia in Italia”), esprime col titolo la conclusione: psicologia clinica e psicoterapia sono in Italia un “arcipelago”. La qual parola, mentre denotativamente indica una miriade di isolette, e dunque vicinanza, sì, ma separazione, connotivamente ci richiama il gulag, la confusione, lo stato selvaggio dell'organizzazione, la precarietà, l'abbrutimento. Lo sapevamo, ma il libro ce ne dà una documentazione statistica.
Si tratta infatti di un'indagine promossa dalla Divisione di Psicologia Clinica della Società Italiana di Psicologia Scientifica (SIPS) ed eseguita tramite un complesso questionario inviato ai suoi iscritti. La Divisione conta 572 iscritti (al ) che rappresentano quella parte degli psicologi clinici italiani che cerca di darsi uno statuto ufficiale, in attesa che l'annosa questione della legge sugli psicologi veda la sua conclusione. Evidentemente il numero di coloro che fanno psicologia clinica in Italia è molto maggiore, in quanto può contare su tutti coloro che ritengono insignificante l'associarsi alla Divisione (in quanto già legittimati, come per esempio si ritengono i medici, o al di sopra delle parti, come gli universitari, o per altro verso gli psicoanalisti della SPI, o semplicemente tutti coloro che non lo ritengono utile), nonché quegli operatori che esercitano di fatto la Psicologia Clinica, ma che non hanno titoli per essere ammessi alla Divisione. Questa infatti, per una autoregolamentazione in vista di una tutela etica e sociale della professione, esercita un filtro d'ammissione non trascurabile. La divisione, insomma, rappresenta coloro che hanno una patente, sia pur provvisoria, come psicologi clinici, e che in quanto tali e non per altra appartenenza, credono