You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
L'esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale di Salvatore Natoli è il libro di un filosofo che risulta prezioso anche — e non solo — alla nostra disciplina di psicoanalisti. Quante volte ci siamo interrogati sul dolore, sulla sua fenomenologia, sulla sua entità di esperienza esistenziale e di forma della conoscenza. Nelle dense pagine di questo volume troviamo molte risposte a quelle domande, e ciascuna catalogata come forma storica del patire, analizzata compiutamente in se stessa e nella sua costellazione relazionale, con una ricca e pressoché esclusiva documentazione letteraria. È quasi impossibile dare conto di un'opera così costruita e rifusa in materiali di letteratura e cultura che oscillano dall'antico al moderno, dalla dimensione e dall'essenza della tragedia greca al neopaganesimo odierno, che pretende di abolire l'ombra e il peso del dolore di una vita tutta esternata in ottimismo, in gaudio vitale, una vita secolarizzata, cioè privata a forza della sua componente di dolore e di mistero. Diciamo mistero non perché si voglia dare un'accentuazione necessariamente metafisica all'esperienza del dolore, ma per la constatazione, che fa l'autore stesso al termine del libro, quando nel dettare una provvisoria conclusione afferma che non c'è ricerca storica né consapevolezza culturale delle forme del patire che bastino ad esaurire il problema: “il dolore resta e domanda ancora senso”. Il dolore non è o non è solo un problema di conoscenza storica. Certo una memoria storica del dolore è un contributo importante a che si faccia chiarezza nella coscienza umana, affinché