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I pregi del libro e del suo Autore sono illustrati con la consueta chiarezza nella prefazione di Servadio, che così conclude: “…questo libro è, nello stesso tempo, provocatorio, stimolatore e rassicurante: per cui farà arrabbiare qualche arido misoneista, darà impeto ed energia a chi dovrà — magari con sforzo — accettarne le idee fondamentali, e farà comprendere al lettore che se si assimilano e si mettono in pratica le tesi che Di Forti richiama, elabora e sottolinea, la speranza di una rigenerazione ab imis dell'uomo non è da considerarsi perduta”.
In realtà le varie tematiche accennate nel titolo e in apparenza assai diverse hanno come filo conduttore la funzione terapeutica del rapporto, aspetto della terapia che spesso si rischia di trascurare in favore di altri punti di vista più razionali. Eppure, come ricorda l'A., Balint ha detto che “il farmaco di gran lunga più usato in medicina generale è il medico stesso”. A questo proposito non si può non essere interessati dai numerosi accostamenti della psicoterapia con il lavoro iniziatico, la magia, la parapsicologia. Non a caso l'A. rammenta che se per diventare buoni psicoterapeuti bisogna, oltre ad avere delle doti personali, aver superato i propri problemi attraverso un'analisi personale; anche un guaritore sciamano, per diventare tale, deve aver superato la propria nevrosi. Perché il rapporto funzioni terapeuticamente, il cambiamento deve coinvolgere la coppia terapeutica. Perciò, quanto più importante il cambiamento da ottenere, tanto più sano, interiormente solido, deve essere che si pone come terapeuta per non correre il rischio di essere a sua volta “posseduto” dal “demone” del paziente.
Dato il taglio dell'opera, completata da una ricca bibliografia (non tutte le citazioni sono riportate nell'elenco finale, molte sono nel testo o a pie di pagina, alcune, purtroppo, senza indicazione dell'editore), e più che naturale che vi sia un