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Anna Freud (1965) ha tracciato un profilo storico dei rapporti fra psicoanalisi ed osservazione diretta dei bambini: rapporti che sono stati nel contempo inevitabili e mai però del tutto facili. Il capitolo che si è aperto negli ultimi venti anni appartiene a quell'area pre-verbale non ancora simbolica e di rapporto diretto con l'ambiente, nella quale, a suo dire, “l'osservazione diretta diviene il metodo di elezione rispetto all'esplorazione analitica”.
Questo ha portato alcune correnti della infant research a rivendicare una posizione polemicamente a-psicoanalitica. L'interesse di Daniel Stern a sviluppare invece un confronto va dunque letto in questa luce, anche come difesa della tradizionale presenza psicoanalitica in questo campo. Dal suo punto di vista, osservare le capacità di cui dispone il bambino può solo aiutare a definire i vincoli dell'esperienza soggettiva; se però si è interessati a questa, l'osservazione non libera dalla necessità di procedere per inferenze e di nuovo abbiamo bisogno di conoscenze tratte dalla clinica (D. Stern, 1985).
La grande fioritura di programmi sperimentali sulla interazione madre-bambino ha caratteristiche peculiari in questo momento. Solo in parte può