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D. Il bambino ‘osservato’ dei neonatologi e quello ‘clinico’ della tradizione psicoanalitica sono due costruzioni abbastanza diverse. Può dirci qualcosa di questa differenza?
R. È vero, c'è una differenza che è sul piano metodologico ed epistemologico; ed è anche possibile che le due costruzioni non siano destinate ad incontrarsi mai del tutto. Secondo me, tuttavia, non è questo l'essenziale. Se si considera la psicoanalisi come una forma di narrazione, fatta da un analista e da un paziente, allora la storia personale e soggettiva è quella costruita dai due. Ma è importante chiedersi quali sono i criteri per una buona ricostruzione, per una buona narrazione; ed un criterio importante è, io credo, il buonsenso di tale costruzione. Ci sono criteri di coerenza della narrazione, ma ci sono anche criteri di ‘senso comune’. La mia domanda è: da dove viene questo senso comune? Perché, in generale, il senso comune viene da tutte le conoscenze che si hanno su che cosa è un bambino, quali sono le sue possibilità, cosa possiamo immaginare del suo mondo soggettivo. Una gran parte di ciò che si chiama senso comune è fatta di queste cose, e perciò è su questo che hanno una grande importanza i risultati della ricerca infantile. Cominciamo ad avere un'idea di come ha inizio la natura umana e di quali sono le cose più importanti nell'infanzia.