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Questo studio inizia con una accurata revisione dei testi freudiani, di cui segnala la matrice ebraica e la connessione con l'evidente attenzione al risparmio energetico (risparmio inibitorio, rappresentativo ed emotivo), seguendo ciò che Freud insegnò sul Witz e sull'umorismo, sulle analogie e differenze rispetto al sogno e la componente ludica. Poi si passa agli autori successivi, tra gli altri Kris che sviluppa l'idea della regressione al servizio dell'Io (e dell'arte), con il carattere a doppio taglio della comicità, quando non riesce a ottenere la vittoria sulle paure che dovrebbe esorcizzare o quando sconfina nel ruffianesco opportunismo. Viene poi Th. Reik che nell'umorismo vede una componente di protesta contro l'autorità; S. Feldmann che inquadra l'aspetto come se, che il bambino usa per tentare di negare le aggressioni subite o agite, trasformandole in cosa da ridere. Alcuni si soffermano sulla parte di masochismo presente nel comico. Da parte sua Arieti cerca, mediante il processo terziario, una armonizzazione tra processo primario e secondario, tra modalità paleologica e logica; nell'umorismo, egli dice, si realizza un confronto tra le due logiche, nell'arte una concordanza.
Un capitolo è dedicato alla prospettiva cognitivista e alla psicologia della forma, che spesso spiegano il senso del comico come effetto del veloce cambiamento tra figura e sfondo, o del pensiero divergente e dunque creativo. Queste teorie indicano l'analogia tra umorismo, scienza e arte (Koestler), atti creativi liberatori che hanno in comune la capacità di sconfiggere l'abitudine a favore dell'originalità e si differenziano per il clima emozionale. Per Bariaud il comico è conseguenza del pensare incongruità, anomalie, disavventure, caricature e soprattutto alti ludici in condizioni di sicurezza, che sono garantite dalla finzione e dal vissuto di complicità con chi ascolta/racconta. Sull'umorismo cognitivisti e psicoanalisti sono d'accordo. Si può sorridere.
Nella seconda parte, che c