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Una citazione dalle “Elegie duinesi” di Rilke precede la vivace introduzione di Giuffrida a questo libro e sembra suggerire al lettore qual è stato il clima che ha caratterizzato il lavoro del gruppo in cui sono nati i saggi raccolti: un clima di tolleranza nei confronti di uno spazio non interamente occupato da elementi troppo definiti, in cui ciò che era perso o che pareva perso ha avuto l'opportunità di ricomparire trasformato e trasformarsi ancora; in cui c'è stata la possibilità di tollerare il vuoto che permette al pensiero di non ricalcare strettamente e unicamente la strada del già pensato. Mi pare che Sollini, conduttore del gruppo, abbia favorito questo particolare clima, assumendo su di sé il ruolo di contenimento e di “memoria” del lavoro comune. Sembra esserci stato anche uno spazio per il “negativo” della situazione analitica, o almeno per una parte di esso, per i pensieri ancora indefiniti, per ciò che abitualmente non trova espressione, per temporanee trasgressioni. Rivalità, confronto, scontro, scambio, hanno circolato tra i partecipanti _ “ognuno di noi è tornato o tornerà nella propria tana… portandosi dietro qualche cosa di prezioso, ‘rubato' agli altri, che terrà per sé, occultandolo, probabilmente, allo sguardo indiscreto del mondo”, scrive Giuffrida, _ ma anche tolleranza della differenza e umiltà. Il gruppo non si pone come detentore di una teoria migliore, né di un metodo superiore, non è unitario, non è individuabile o definibile per nessun genere di uniformità, tranne, credo, che per l'onestà di proposito di menti che pensano. Eppure, come si vedrà, la ricerca converge su alcune problematiche centrali. Questo libro ha certamente il pregio di nascere da una indagine autentica, vissuta e pensata da ciascuno degli autori.
Sempre l'introduzione di Giuffrida ci dice che la ricerca è partita “con l'intento di guardare dentro al controtransfert” e di lì è giunta ad articolarsi sui concetti di Relazione, Sé e Narcisismo. Mi pare utile ricordare a q