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Tra i tanti problemi che Freud ci ha lasciato da risolvere, uno è sempre parso poco attraente per noi psicoanalisti: quello della coscienza. Freud considerò sempre l'esperienza cosciente un punto di partenza necessario e di valore inestimabile, ma anche un fenomeno inesplicabile _ un po' come, per altri versi, la donna. Per le generazioni seguenti di analisti, lo studio della coscienza è avvenuto pressoché sempre di rimbalzo, per così dire, come riflesso, cioè, dello studio e della comprensione di fenomeni spiegabili sulla base di dinamiche inconsce ma incidenti sulla e rilevabili dalla vita psichica cosciente.
Il problema poi è diventato insieme più attuale e (forse) più confuso con l'aumento della quota di pazienti analitici con problemi di carattere.
Il problema della concettualizzazione della coscienza, però, ha avuto anche evidenti riflessi sull'atteggiamento di quegli psicoanalisti che si sono interessati di psicoanalisi applicata all'educazione, o di quegli educatori che si sono posti il problema di tener conto, nel loro lavoro _ “impossibile” come il nostro _ delle scoperte della psicoanalisi.
Pierandrea Lussana ha su questa stessa rivista, recentemente (, 306-308) ricordato queste difficoltà recensendo proprio un libro di psicologia dell'educazione.
L'oggetto di questa recensione è anch'esso un libro di tal fatta: scritto da due psicologhe particolarmente interessate ai problemi dell'insegnamento, esso viene segnalato qui, però, proprio perché non si rivolge ad un pubblico di psicologi o di psicoanalisti, ma agli studenti e agli insegnanti delle scuole medie. Esso dunque cerca, attraverso la ragione, di far riflettere su alcuni fenomeni che interessano sia la società sia, e direi soprattutto, gli equilibri intrapsichici di ciascuno. Nemici per la pelle si propone, infatti, di esaminare il problema delle differenze (tra sessi, tra individui, tra gruppi, tra popoli, tra etnie, tra classi) e cerca di far riflettere