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Gli autori nell'ambito di questo libro richiamano continuamente l'attenzione sulla multideterminazione delle malattie mentali e sulla sostanziale unità psicobiologica dell'individuo. Credo che sia questo il punto intorno al quale si inseriscono e ruotano i vari capitoli.
Nel primo, M. Lang discute il problema diagnostico e la sua evoluzione storica e mostra come ci sia stato un continuo ondeggiare tra un atteggiamento più strettamente descrittivo e un atteggiamento dinamicamente orientato, con possibili estremizzazioni o in un senso o nell'altro.
Nel secondo, G. Taidelli, attraverso una minuziosa rilettura della documentazione scientifica finora esistente, mostra come i vari autori, quando si sono interrogati sulle varie tecniche terapeutiche, e, principalmente, sul rapporto tra farmaco e psicoterapia, lo abbiano fatto sempre nei termini “di quali delle due sia la più efficace”, e, pur annotando genericamente che i pazienti borderline, psicotici e depressi trovano maggior vantaggio dalla loro associazione, non si sono mai interrogati, data l'importanza di ambedue gli apporti, sulla necessità di cambiare punto di vista.
Perché non pensare in termini di trattamento integrato, intendendo con questo un trattamento che viene scelto in base ai bisogni del paziente ed in cui si pensi, nel suo corso, ad una possibile, periodica collaborazione tra i due terapeuti, con scambi di informazioni al fine di capire sempre meglio e più profondamente nei vari stadi i bisogni e l'evoluzione del paziente?
È questo interrogativo che emerge in modo sempre più chiaro dal capitolo sul metodo di F. Del Corno.
Questi descrive l'inattendibilità delle ricerche finora riportate in letteratura e prende in considerazione come possibile oggetto di indagine le difficoltà che si possono presentare nel mantenere questa integrazione.
Propone quindi all'attenzione dello psichiatra e dello psicoterapeuta lo