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36° Congresso International Psychoanalytical Association Roma, 30 luglio - 4 agosto 1989 Comunicazioni
Fra tutte le esperienze cliniche che mi può capitare di vivere, ce n'é una che non cessa di sorprendermi; eppure, l'ho vissuta spesso e la vivrò ancora. Penso al mio incontro con gli effetti di una tecnica psicoanalitica diversa.
Questo può accadere se leggo o ascolto un collega che pratichi tecniche diverse da quelle che mi sono familiari, che si riferisca ad altre teorie o si appelli a un'altra scuola. Ma, soprattutto, mi capita di ritrovarmi con qualcuno, sul mio divano, che intraprende una seconda analisi dopo aver precedentemente frequentato un divano kleiniano o lacaniano (io parlerò soprattutto di questi due, perchè al di fuori del mio proprio praticare la psicoanalisi _ che io qualificherei in modo molto approssimativo “freudiano ortodosso così come lo si intende in Francia” _ sono quelli che io conosco meglio). Infine, come ultima possibilità che mi viene in mente: avere in supervisione degli studenti “marcati” da questi altri tipi di pratica psicoanalitica.
Ecco cos'é la mia esperienza clinica di confronto con il modo di praticare di altre scuole. Al di là delle sue conseguenze sul mio umore e sulle mie prevenzioni, essa non mi sembra sufficiente per darmi un'opinione valida su queste altre tecniche. Dirò _ più in modo intuitivo che argomentato - che lo sviluppo dei trattamenti mi sembra dipendere molto più