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Cosa c'è dietro? Questo interrogativo è l'emblema di un atteggiamento interpretativo che ci sembra vada diffondendosi nella pratica psichiatrica in seguito all'affermarsi di una cultura di derivazione psicoanalitica. Non ci interessa in questa sede esaminare se si tratti di interpretazioni esplicitate a pazienti oppure solo pensate ed espresse in altre sedi: ci preme, invece, sottolinearne l'aspetto di impostazione di fondo e di approccio al rapporto terapeutico. Dunque, non è qui per noi questione di correttezza né di efficacia della tecnica psicoterapica.
Facile e semplicistico sarebbe assumere un tono di stigmatizzazione moralistica degli aspetti deleteri dell'intrusività sadica; in questa direzione il compito ci sarebbe facilitato dall'aver osservato come l'impostazione, che chiameremo “dietrologica”, funzioni altrettanto vigorosamente verso i colleghi di lavoro. Ma già a questo punto la faccenda non correrebbe più tanto liscia per lo sgradevole ricordo di aver osservato il manifestarsi di fenomeni simili, anche se — sperabilmente — molto meno frequenti, negli stessi ambienti psicoanalitici. Perciò, il nostro tentativo di espulsione ed autoidealizzazione si affloscerebbe presto e miserevolmente.