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Freud si riferì al mito di Edipo per dare forma alle intuizioni che affioravano dalla sua pratica clinica e soprattutto dall'esperienza dell'autoanalisi. Attraverso questo passaggio cruciale egli poté obbiettivare e generalizzare la sua personale vicenda in una dimensione universale. Il “vertice” che egli utilizzò per guardare al mito fu dunque quello del “complesso di Edipo”, ma egli trovò anche una sorprendente analogia tra gli ostacoli interni che si oppongono nell'analisi alla conoscenza di sé ed il ritmo drammatico dell'Edipo Re di Sofocle, dove Edipo si avvicina e di nuovo più volte si allontana dalla verità. “Ora l'azione della tragedia non consiste in altro che nella rivelazione gradualmente approfondita e ritardata ad arte, paragonabile al lavoro di una psicoanalisi, che Edipo stesso è l'assassino di Laio, ma anche il figlio dell'assassinato e di Giocasta” (Freud 1899).
Naturalmente la complessità e l'ambiguità dei significati del mito è stata riconosciuta da molti analisti, ma in questa sede non è possibile fare