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Il 12 e 13 settembre 1987 si è tenuto a Montebelluna un convegno sulla simbolizzazione (“Il simbolo fra Eros e Pathos”). Dopo il discorso introduttivo dell'anfitrione delle due giornate Marco Colafelice, stimolante per i riferimenti etimologici della parola “simbolo” e per le ricche annotazioni storiche e culturali, Giovanna Giaconia, con la relazione “Simbolo: una storia di vita”, ha accennato allo spazio necessario fra il soggetto conoscente e l'oggetto della conoscenza, alla base del senso della relazione psichica dell'individuo con il mondo. Dopo aver messo in evidenza che la “pulsione a significare” (Eco) si costituisce attraverso il codice di senso materno che favorisce così la produzione nel bambino di fantasmi, rappresentazioni e simbolizzazioni, l'autrice sostiene che la sublimazione sia essa stessa un mezzo per formare i simboli. Si recupererebbe in tal modo l'intenzionalità trasgressiva della pulsione a significare, trasgredire cioè sia la legge materna, e quella del proprio desiderio fusionale, sia quella del padre, inteso come entità edipica separante. La trasgressione permetterebbe il recupero dei desideri proibiti, segnando all'interno dell'Io ideale il luogo (“luogo del sacro”) dell'“incontro-scontro tra la legge superegoica e i desideri come derivati pulsionali trasgressivi.
L'intervento successivo, quello di Agostino Racalbuto, ha messo in