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Ero stato immediatamente attratto dal titolo, perché il segreto, e la disperata battaglia per preservarlo, era uno dei temi della mia relazione ad un recente congresso sulla relazione terapeutica con gli psicotici e perché vivace era stata qualche anno fa a Bologna la polemica sul proposito di Zucchini di farne uno dei pilastri di un istituto di cura per psicotici. Sono rimasto quindi inizialmente deluso che il segreto fosse, nel libro di Zapparoli, solo un filo rosso, che ne percorreva le pagine intrecciato con diversi altri, anche se poi su questi acquistava risalto nel capitolo finale.
Alla fine mi sono trovato preso moltissimo da questo libro, denso e complesso come ogni altro di Zapparoli. Un aspetto non secondario della sua complessità e, chissà, forse della sua avvenenza è lo stile, ridondante e contorto, che porta i diversi temi ad affacciarsi per trovarsi, prima di essere completamente sviluppati, sostituiti da altri più o meno intrecciati, per poi riaffacciarsi, in movimenti di rondò e di fuga. Non so se questa cifra stilistica è voluta o meno: certo è molto appropriata alla relazione con la schizofrenia e con lo schizofrenico e prende allora un sapore metaforico, come se si riferisse all'emozione di rebus, di labirinto, nella quale ci troviamo immersi, sia quando riflettiamo sulla teoria della schizofrenia, sia quando siamo a tu per tu con uno schizofrenico.
È per via di questa cifra stilistica che preferisco una descrizione del libro percorrendo via via i diversi “fili” piuttosto che per capitoli o settori, come è d'uso. Anche “per fili” una descrizione riassuntiva è difficile, perché essi sono intrecciati fra loro ed a volte difficilmente discernibili. Ci proverò sapendo di non arrivare ad una sufficiente risoluzione e di rischiare di essere pedante e tuttavia impreciso.
Un primo filo, derivato dalla tradizione nordamericana, è quello del