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Nel 1987, a Montreal, R. Wallerstein ha dato un resoconto dettagliato della storia e dell'attuale stato della psicoanalisi. Malgrado le controversie e le crescenti differenze nella teoria e nella tecnica, la convergenza del pensiero e delle mete analitiche era per lui fuori discussione. Riteneva perciò di potersi attendere — se non subito, senz'altro nel futuro — una visione collettiva omogenea. Il suo contributo ha stimolato un dialogo che viene continuato — e di ciò siamo grati — nel Congresso di Roma 1989.
Io parto dal presupposto che la psicoanalisi inizi con l'accettazione dell'esistenza dell'inconscio, che contiene la matrice della formazione e dello sviluppo della vita psichica e che viene influenzato da molteplici motivazioni. Questa tesi è il presupposto fondamentale della psicoanalisi e delle sue applicazioni e quella che la differenzia da tutte le altre psicologie non analitiche. Da ciò discende che il pensiero psicoanalitico si concentra su uno specifico metodo di osservazione di fenomeni inconsci come il transfert e le resistenze. Il metodo determina e tematizza in modo altrettanto specifico i tentativi teoretici di spiegare i dati empiricamente