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L'esperienza clinica mi sollecita sempre più a ritenere che il fattore terapeutico trasformativo non sia dovuto all'uso di questa o quella tecnica o di questa o quella specifica teoria, ma alla conscia-inconscia relazione di pensiero tra analizzante e analizzando che determina sia le scelte teoriche che gli interventi tecnici.
Ho approfondito questa riflessione attraverso la lettura analitica nella lingua originale del saggio freudiano Die Verneinung pubblicato nel 1925 (Studienausgabe 3, 373-377; Negation, S.E., 19, 235-239; La negazione, O.S.F., 10, 197-201). Non ho potuto tuttavia svolgere nello spazio di un articolo un tema così ampio; ho preferito pertanto limitare le mie considerazioni unicamente a questo testo, ma è sottinteso il riferimento ad altri studi freudiani, soprattutto a quelli metapsicologici, in particolare a Triebe und Triebschicksale (1915a, S.A., 3, 81-102; Instincts and their vicissiudes. S.E., 14, 117-140; Pulsioni e loro destini, O.S.F., 8, 13-35) e a Die Verdrängung (1915b, 107-118; Repression, S.E., 14, 146-158; La rimozione, O.S.F., 8, 36-48).
Poiché si tratta della riflessione teorica su un testo particolare, ho escluso, per esigenze di metodo analitico, ogni riferimento storiografico