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Per Freud (1900) il sogno è l'appagamento allucinatorio di un desiderio infantile rimosso e la rimozione è la molla dell'apparato psichico, quella che raggira e mette in scacco la censura perché l'appagamento, anche se deformato e mascherato, possa compiersi. Una concezione questa che ha radici nel Progetto per una psicologia scientifica (1895) e che fonda, attraverso un linguaggio solo apparentemente neurofisiologico, nella sostanza metaforico, la metapsicologica freudiana. La metafora che Freud usa è idrodinamica e non sarà mai più abbandonata nonostante la trasformazione cui la metapsicologica freudiana è andata incontro dopo il 1920 con la introduzione del gioco dialettico delle pulsioni di vita e di morte.
Con la Klein (1932) il modello interpretativo del sogno subisce un profondo cambiamento perché cambia la concezione metapsicologica della mente. Non sarà più solo il rimosso la molla che fa vivere nel sogno la nostra mente, ma una dinamica tra oggetti interni, precipitati oggettuali che si stratificano nell'inconscio nella prima infanzia attraverso i processi primari della scissione e della identificazione proiettiva e introiettiva. Tali