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“Senso adeguato o inadeguato di sé”, “stima di sé”, “amore di sé”, “immagini o rappresentazioni del Sé” o, raramente, “di Sé” o “di sé”; “parti di Sé o del Sé” (“parte scissa onnipotente di Sé”, “parti buone, cattive del Sé”); “Sé corporeo”, “Sé ideale”; “Sé primario fisiologico”; “investimento del Sé”; “sviluppo, ferita, guarigione del Sé”; “falso e vero Sé”; e, infine, “il Sé” in quanto soggetto di proposizione (“Il Sé è il polo narcisistico della personalità”; “Il Sé è creato dai suoi simboli così come da essi è rappresentato ed espresso”).
Questo panorama di locuzioni e proposizioni relative al termine “Sé” (o “sé”) mostra, già a un primo sguardo, il diverso valore grammaticale che esso può assumere: di sostantivo o di pronome riflessivo di terza persona (rafforzabile, in questo secondo caso, con l'aggiunta dell'aggettivo dimostrativo stesso). Nella sua forma pronominale il significato del termine è facilmente intuibile: si tratta di un'azione transitiva del soggetto sul soggetto medesimo. In altre parole, il soggetto opera transitivamente su sé stesso in modo non dissimile da come opererebbe su un oggetto (ama, stima sé stesso come amerebbe o stimerebbe un altro); il soggetto