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S. Freud si occupa della ripetitività in psicoanalisi individuandone l'importanza e studiandola in relazione a problematiche diverse.
Egli utilizza la ripetizione per spiegare il sistematico ripresentarsi di alcuni comportamenti che chiama di transfert nella situazione analitica.
Oltre a questo egli fonda lo scopo terapeutico dell'analisi sul superamento della ripetitività ed indica il working through come lo strumento di cui fare uso per elaborare il ripresentarsi di tematiche che resistono al cambiamento. Viene ampiamente insistita da Freud (1914) la contrapposizione esistente tra il ripetere ed il conoscere e la interpretazione acquista il suo ruolo predominante nell'intento di superare l'inconciliabilità di questi due modi della mente. Istinto di morte e sindromi ossessive vengono meglio compresi mettendoli in relazione con forme diverse di ripetitività che estendono il loro campo operativo tra lo psichico e il biologico (Freud 1920).
L'osservazione del fenomeno ripetitività viene ripresa da M. Klein (Klein 1952a) che sottolinea la correlazione esistente tra i giochi ripetitivi