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L'aspirazione alla stabilità, che intendo prendere in considerazione in questo panel, siamo abituati a considerarla quando ci appare come bisogno di staticità, in relazione alle separazioni, alle perdite, ai cambiamenti, come un evento emotivo ostacolante l'evoluzione, la crescita, la curiosità. Non intendo discutere questo punto di vista, ma colmare la lacuna, che mi sembra esservi nella concettualizzazione e quindi nella tecnica clinica che ne deriva, relativa alle fondazioni della struttura del sé, di cui la stabilità fa parte integrante, per permettere quei movimenti nella vita che definiamo evolutivi, trasformativi, creativi, etc. Dopo una giornata di lavoro ci piace tornare a casa, incontrare i familiari, gli amici, ritrovare il libro che si stava leggendo, etc. Altri potranno sentire ciò invece oppressivo, occlusivo, soffocante e ricercare continuamente sensazioni ed eccitazioni nuove.
Ma non è di questo che intendo parlare ora. Desidero presentare alla discussione le vicissitudini che portano alla formazione della fantasia del bambino mostro e l'importanza che riveste il sentimento di una stabilità sulla linea delle evoluzioni dell'identità e della relazione, nel senso di influenzarle verso il vero e/o il falso.