You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Ho ascoltato con molto interesse le relazioni del panel: indubbiamente l'area degli affetti, così importante nella relazione analitica, viene oggi esplorata anche attraverso altre prospettive di ricerca, ad esempio la psicologia dello sviluppo. Si cominciano a intravedere possibilità di scambi fecondi fra l'ambito clinico e quello della ricerca empirica, con l'avvertenza di evitare traduzioni meccaniche fra un campo e l'altro. Nel panel si è fatto riferimento alle prime fasi di sviluppo, alle interazioni madre-bambino, nel cui ambito gli affetti sono importanti segnali fra i partners con lo scopo di regolare i ritmi delle interazioni. Tuttavia questa situazione è profondamente diversa da quella analitica perché in questo caso il paziente, a differenza dell'infante nei primi mesi di vita, ha acquisito un mondo rappresentazionale più o meno organizzato. Per questo motivo gli affetti non sono semplicemente il segnale di una interazione attuale e contingente ma sono parte integrante della rappresentazione di sé e delle figure significative. Il livello intersoggettivo è più pregnante di quello interazionale ed è l'espressione di rappresentazioni interne che orientano non solo i comportamenti e i piani d'azione ma anche le percezioni, i pensieri, gli affetti e l'accesso alle informazioni. Pertanto nella relazione analitica sono in gioco i modelli rappresentativi dell'analista e del paziente. Se prendiamo ad esempio un paziente borderline ci interessa comprendere