You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La complessità e rilevanza emozionale della relazione madre-bambino a partire dai primissimi momenti dopo la nascita ha spinto a ricercare l'origine della vita mentale e relazionale sempre più indietro nel tempo ontogenetico (Mancia 1981).
Ci sono oggi osservazioni ecoscopiche (Ianniruberto e Tajani 1981) e considerazioni neurofisiologiche che permettono di avanzare ipotesi sulla possibilità che nel feto inizi una processualità affidata ad organizzatori che si sviluppano parallelamente all'evolversi e al definirsi dei processi della sinaptogenesi cerebrale (specie corticale).
Questa processualità tende a modificare il vecchio concetto di evoluzione a tappe e a sostituirlo con un modello evolutivo che comporta la formazione di un sé che vada di pari passo con altre funzioni che riguardano il corpo: motorie, sensoriali e integrative, soprattutto collegate agli stati di coscienza.
Quando parlo di sé per il feto, mi riferisco ad un sé oggettivo (Jervis 1987) o sé esperienziale, un sé cioè inteso in senso strutturale, come un