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Il termine “empatia” (“Einfühlung”) fa la sua comparsa nel 1798, con la stesura dei Discepoli a Sais del poeta romantico tedesco Novalis.
I romantici, attraverso la circolante linfa vitale del synphilosophieren e synpoetisieren (pensare insieme, poetare insieme), condividevano un vissuto fondamentale che al giorno d'oggi, attraverso un'ottica psicoanalitica, definiremmo come fusionale, il sicheinfühlen, il sentirsi cioè, da parte dell'uomo, all'unisono con la natura, il sentirsi un tutt'uno con essa, il viverne le forze come fossero della propria anima; il macrocosmo esterno veniva percepito come misticamente corrispondente al microcosmo interno (Cisotti 1982).
L'empatia romantica corrispondeva pertanto ad uno stile mentale che privilegiava il sentire (pàthos); che utilizzava massicciamente, ad uso poetico, le funzioni proiettive, favorendo vissuti magici, grandiosi, totali e fusionali; e che non teneva in gran conto la separatezza degli oggetti dal soggetto.
Legato a questa radice artistico-filosofica, fino ai primi del ‘900 il