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Con questo lavoro vorrei riflettere su un fatto consueto nella pratica psicoanalitica, ma poco considerato. Mi riferisco al resoconto di una o più sedute, a quei modesti foglietti che credo siano presenti in tutti i nostri studi e che talvolta vengono messi insieme diventando la storia di un'analisi o di una sua parte significativa. Che questi documenti rivestano una importanza particolare è subito evidente quando si pensi che rappresentano il secondo — e ultimo — vertice dal quale la relazione analitica si rende conoscibile, essendo naturalmente il primo l'analisi stessa sia come pazienti sia come analisti.
Ma che statuto scientifico o più semplicemente che attendibilità è possibile conferire a questi racconti? All'inizio di questa ricerca mi lasciò perplesso constatare come l'edificio psicoanalitico, soprattutto nell'aspetto della trasmissibilità del sapere scientifico, si basasse su un thesaurus letterario, sparso, poco studiato nelle sue caratteristiche testuali, anche dei più famosi casi clinici. Mi è sembrato