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L'odio della cui funzione voglio parlare qui è sperimentato da una persona che ha potuto accogliere la componente aggressiva della personalità, fonderla con la libido e renderla utilizzabile. È un sentimento che, com'è noto, in parte accompagna sempre l'amore e costituisce un elemento importante del complesso investimento operato nelle relazioni oggettuali. L'odio presuppone l'esistenza di un oggetto riconoscibile ed implica che una differenziazione sia avvenuta. L'importanza maturativa dell'odio nel rapporto madre-bambino ed analista-paziente è stata molto ben descritta da Winnicott (1947).
Parlando dell'odio sperimentato dall'analista con certi pazienti ed in certe fasi dell'analisi non mi riferisco alla variegata gamma di sentimenti ostili, di rabbia, rifiuto, noia, insofferenza, stanchezza che un analista può provare nel corso di certe analisi specie con pazienti psicotici.
Viceversa a mio parere il termine odio può essere ben utilizzato per designare un sentimento evoluto e maturo, cosciente, realisticamente