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Graziella Magherini, psichiatra e psicoanalista, dirige i Servizi di salute mentale del Centro storico fiorentino ed è docente nella Scuola di specializzazione in psichiatria dell'Università di Firenze. È analista freudiana e membro ordinario della Società psicoanalitica italiana.
Sin qui, le “note caratteristiche” di presentazione dell'Autrice — anche se si debba pensare che il nome e la statura scientifica di Graziella Magherini dovrebbero essere a conoscenza di molti — se non proprio di tutti — gli psicoanalisti italiani. Ma esaurito questo burocratico preliminare, dirò subito che la professoressa Magherini ha scritto un libro splendido, in cui s'intessono cultura letteraria e storica, preparazione psicoanalitica, estesa informazione anche in merito a personaggi ed eventi non familiari a chicchessia. Last but not least: estrema chiarezza e proprietà di linguaggio in queste pagine — cosa non facilmente riscontrabile in autori di formazione scientifica.
Il titolo del libro si spiega in poche parole. Molti sanno che lo scrittore francese Henry Beyle, più noto con lo pseudonimo di Stendhal, effettuò molti viaggi, particolarmente in Italia, e ne riferì in diversi volumi. Come egli stesso descrive, dopo aver visitato a Firenze la basilica di Santa Croce, ne uscì sconvolto. “Avevo una pulsazione di cuore, quelli che a Berlino chiamano nervi: la vita in me era esaurita, camminavo col timore di cadere”.
La “sindrome di Stendhal” è dunque la definizione generale di reazioni psico-affettive che possono avere — come vedremo — diverse origini e configurazioni, ma che hanno in comune un malessere più o meno grave, più o meno intenso, dovuto alla prolungata contemplazione di opere d'arte.