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Mi sembra particolarmente indicato il tema svolto nei nostri seminari di quest'anno ad indicare l'attuale frontiera della ricerca psicoanalitica: la dimensione affettiva ed emotiva della vita umana, che, sembra, in misura maggiore che in qualsiasi altro animale, si realizza nell'uomo per l'incontro tra le capacità innate del neonato e l'ambiente di allevamento. Questa dimensione, che mostra sempre di più il suo significato nell'economia generale della vita psichica, viene sempre meglio affrontata nella realtà della seduta psicoanalitica e guida e indirizza l'incontro tra il paziente e l'analista, mostrandosi come l'elemento principale di quella che ormai chiamiamo la “relazione psicoanalitica”.
Una ricerca psico-antropologica condotta da Goldschmidt (1975, cit. da Eagle 1984) ha messo in evidenza come una popolazione indigena, quella dei Sebei, mostra tra gli individui adulti la tendenza a stabilire rapporti strumentali, ad avere poca empatia per la sofferenza