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Nell'antica commedia greca l'ironico rappresenta il personaggio dissimulatore che dice meno di ciò che pensa, che nasconde ciò che sa e che rinvia a colui che fa credere di saper più di quanto non sappia.
Nell'intervallo fra questo meno e fra questo più si gioca l'intreccio comico, fra il difetto e l'eccesso funziona il senso e scorre il discorso. Il libro di Sacerdoti nasce, per dichiarazione dello stesso Autore, dalla esigenza di approfondire il lavoro, il processo ed il meccanismo dell'ironia.
Dimostrando di padroneggiare bene sia la teoria psicoanalitica, sia la letteratura sull'ironia, Sacerdoti mette in comunicazione i due campi confinanti della psicoanalisi e della estetica. Innanzitutto, egli accosta la teoria estetica sull'ironia alle scoperte fondamentali di Freud dell'inconscio e del conflitto pulsionale (ambivalenza, ambiguità, contraddizione, compresenza degli opposti).
Il meccanismo dell'ironia viene così esteso, rispetto a quello proposto dalla estetica non psicoanalitica, fino a includervi i processi di funzionamento dei sistemi preconscio e inconscio. D'altro canto proprio l'inclusione del meccanismo dell'inconscio e dei conflitti pulsionali nel processo ironico renderebbe quest'ultimo analogo al processo retorico, che regola il funzionamento dell'inconscio secondo le leggi della condensazione e dello spostamento, della metafora e della metonimia.
Questa estensione metodologica, dell'ironia nell'inconscio e dello inconscio nell'ironia, da cui deriverebbero i concetti di “ironia latente” e di “lavoro ironico”, consente a Sacerdoti di mettere in evidenza un particolare aspetto del modello metapsicologico di conoscenza. Viene, cioè, messo in rilievo il fatto che nel lavoro analitico, il movimento del pensiero procederebbe ironicamente attraverso processi continui di velamento e di svelamento. Sacerdoti si avvicina così molto alla concezione freudiana della rappresentazione come dissimulazione. Tale modello comporta che ogni conoscenza dell'oggetto sia o