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Questo libro si distingue da altri precedenti (p.es., le esposizioni e compilazioni di Lo Verso, Peirone, Pirano e Venza, Marhaba e Armezzani, Rossati e poche altre) per la maggior completezza d'informazione e per la puntigliosità della ricerca: una ricerca durata tre anni.
Il compito era, a guardar bene, non soltanto difficile, ma “impossibile” (in assoluto). Ben si sa infatti che lo stesso termine “psicoterapia” è — secondo un appellativo popolare — “a fisarmonica”, potendosi intendere con esso sia il caldo “fatti coraggio” di un amico e sia un lungo trattamento psicoanalitico; sia una serie di sedute d'ipnosi e sia il savio consiglio di un paterfamilias. Non è da sottovalutare la definizione di H.H. Strupp, secondo cui la psicoterapia è un processo interpersonale mirante a modificare sentimenti, conoscenze, accertamenti e comportamenti che si siano dimostrati disturbanti per la persona che cerca aiuto da parte di un professionista esperto. Molto bene. Ma che cosa significa “esperto”? Tutte le associazioni, tutti i centri presi in considerazione dai volenterosi Autori (e sono oltre 500, pare incredibile) ritengono di essere costituiti da “esperti”, di poter formare “esperti”…
Dinanzi a tale moltitudine di denominazioni e di propositi, Filippeschi e Celano hanno adottato l'unico criterio possibile: l'imperturbabilità, il relata refero. Perciò essi non si sono riproposti di fare una selezione, o di dare indicazioni di qualità o di serietà, cosa che sarebbe risultata comunque difficile da realizzare, se non impossibile, ma si sono limitati a prospettare una divisione di massima, stabilita su criteri epistemologici, didattici e clinico-metodologici, evidenziando i presupposti scientifici che sono alla base dei diversi metodi terapeutici e riportando i principi generali su cui è stabilita