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Le seguenti considerazioni vertono sullo statuto problematico della psicoanalisi, quale è apparso dai lavori del 36° Congresso Internazionale di Roma, e che si è particolarmente espresso nel confronto finale tra le relazioni di Robert Wallerstein e Roy Schafer.
Più che altro cercherò di dare risposta a un sentimento contraddittorio da me sperimentato in quell'occasione. Il sentimento, che anticipo, è questo: che pur trovandomi sostanzialmente d'accordo con le argomentazioni critiche di Schafer, provavo nell'ascoltarle una sensazione di ripetitività e di impasse, e un'istanza ad andare oltre quello Zeitgeist relativista che mi sembrava chiudere la psicoanalisi nella via senza uscita di una epistemologizzazione radicale. Per converso, il discorso dell'altro, al di là la della prospettiva naturalista e oggettivante, che sentivo di non condividere, mi sembrava mantenere aperta la questione della sua epistème.
Invertendo l'ordine in cui i discorsi furono pronunciati, riferirò