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“La ricorrenza dell'ottantesimo compleanno del professor Matte Blanco è diventata occasione e stimolo per una riflessione in comune da parte di chi si è sentito in qualche modo coinvolto, stimolato o anche semplicemente provocato dalle idee di Matte Blanco”. Così si esprime P. Bria nell'introduzione al volume collettivo Il pensiero e l'infinito: raccolta di contributi che hanno, come momento organizzatore, il pensiero di Matte Blanco. Lo stesso Bria fornisce, nell'esauriente saggio introduttivo, le coordinate essenziali che permettono, anche a chi non ha avvicinato personalmente l'opera di Matte Blanco, di coglierne la struttura, nella sua intima derivazione dal pensiero di Freud e nel suo sviluppo verso il concetto d'infinito. Ispiratore del libro, Matte Blanco ne è, anche, coautore. Suo, infatti, è il lavoro che chiude il volume: un excursus nel continente della sessualità femminile, alla luce della bi-logica. Il rigore instancabile con cui Matte Blanco conduce la descrizione dei complessi processi che sottendono alcuni sentimenti caratteristici della psicologia femminile può generare nel lettore momenti di fatica e anche di rifiuto e Matte Blanco sembra saperlo: empaticamente identificato con il lettore in difficoltà, ne formula la perplessa obiezione: “È assurdo pensare che l'invidia del pene possa essere il risultato di un tale tipo di ragionamento artificiale e forzato (…)”, ma aggiunge poi: “Considerando come un tutto quanto è stato detto, egli (il lettore) può recuperare il sentimento di immediatezza dell'emozione”: effettivamente, dal complesso intrecciarsi e articolarsi dei due modi del pensiero, si perviene, infine, all'apprensione olistica di un fenomeno, del quale, in un crescendo da capogiro, si colgono e, direi, ulteriormente si intuiscono le molteplici contraddittorie coesistenti dimensioni. A mio avviso, è questo l'aspetto più affascinante e