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Il mio intervento, nell'ambito di questa giornata di studio, toccherà solo alcuni punti di Analisi terminabile e interminabile. Alcuni temi sono stati già da me trattati nei miei precedenti scritti concernenti la conclusione dell'analisi: ne tenterò qui una sintesi, per riproporli di nuovo alla discussione (de Simone Gaburri 1985; 1988; 1990). Il primo punto riguarda il “pessimismo” di Freud, più evidente che mai in questo scritto, sul quale spesso i vari Autori si sono soffermati. Al di là delle interpretazioni che alcuni hanno tentato di dare sulle eventuali angosce personali di Freud, io penso che si possa concordare sul fatto che egli qui esamina il problema delle analisi dal vertice del loro valore terapeutico e di una teoria del cambiamento, non avendo ancora a disposizione un modello del processo analitico e delle trasformazioni.
Vorrei richiamare alla mente alcune ipotesi che Meltzer (1978) fa a questo proposito, con le quali mi pare si possa concordare: