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Che lo studio e la comprensione delle resistenze offra importanti applicazioni cliniche è di per sé evidente, poiché, si sa, il risultato del trattamento stesso dipende dalla elaborazione delle forze che si oppongono al processo psicoanalitico. Del resto è pure noto che la psicoanalisi passa alla fase matura quando Freud suggerisce di privilegiare l'interpretazione delle resistenze a quella dei contenuti portati dal paziente in seduta (Freud 1910a, 200). L'applicazione del nuovo e più avanzato indirizzo tecnico fu ampio e persuasivo (Freud 1914b, 352; 1920, 157) sul piano clinico. Occorre però riconoscere che è mancata una soddisfacente sistemazione metapsicologica del medesimo, pur senza arrivare all'estremismo di Schafer (1973) che addirittura ipotizza una resistenza all'analisi delle resistenze.
Per lo più leggiamo che resistenza indica l'opposizione del paziente al progresso della cura. Invece, come ho segnalato e discusso altrove (1976), è utile considerare anche gli aspetti dinamici nel paziente che “resiste”, oltre a quelli puramente clinico-relazionali che