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Sia il transfert che la resistenza costituiscono un oggetto peculiare della riflessione psicoanalitica, punto di partenza di ogni successiva evoluzione nella tecnica. Il loro problematico intreccio si delinea precocemente nel percorso freudiano alle prese con diverse, e talora contrastanti, formulazioni. Ne seleziono, per semplicità espositiva, essenzialmente due. La prima, variamente argomentata (Freud 1895; 1912; 1915), configura il transfert come l'arma più forte della resistenza. Esso infatti induce una deformazione del materiale patogeno, scompagina la regola fondamentale e si oppone al lavoro di rievocazione. Nel concetto di transfert si mescolano a questo punto, non ancora ben distinti tra loro, i pensieri riferiti all'analista e l'idea, fertile, ma ancora solo abbozzata, di falso nesso, in virtù del quale la persona dell'analista viene investita di impulsi rimossi relativi a personaggi significativi della propria storia infantile. Le conseguenze più vistose sono la contrapposizione tra ripetizione e ricordo, il superamento dell'amnesia infantile e delle lacune della memoria come meta del trattamento e la segnalazione del transfert negativo