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“Abbiamo acquisito la consapevolezza della ‘controtranslazione’, che insorge nel medico per l'influsso del paziente sui suoi sentimenti inconsci, e non siamo lungi dal pretendere che il medico debba riconoscere in sé questa controtranslazione e padroneggiarla” (Freud 1910, 200).
La prima opinione è quella di un insieme di difficoltà emozionali dell'analista, suscitate dal paziente, che ostacolano la conoscenza analitica. Freud è convinto che occorra limitare le influenze controtransferali, che occorra far tacere il proprio inconscio, per poter capire meglio.
Appena due anni dopo, pur insistendo sulla metafora della “macchia cieca”, indotta nella percezione analitica dai problemi inconsci