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La lettura di questo libro consente di comporre una nota sull'argomento, vastissimo, dei rapporti tra psicoanalisi e letteratura, offrendo un saggio del panorama bibliografico esistente: suggerisce riflessioni sui possibili legami tra pensiero creativo, pensiero poetico e pensiero psicoanalitico; propone infine un'indagine su certe
funzioni arcaiche della psiche, “paleologiche” nella dizione dell'autore, rintracciabili tanto nelle strutture poetiche che nella mente psicotica.
Tra i vari psicoanalisti che si sono interessati dei legami tra psiche e parola Cacciavillani mostra di prediligere J. Lacan, F. Fornari e A. Green, sottolineandone quei concetti che hanno contribuito alla ricerca linguistica o alla filosofia del linguaggio.
Il significante di Lacan. Lacan (Ecrits, ) rovescia l'algoritmo di F. de Saussure, significato/significante (s/S), in base al quale un contenuto di pensiero trova espressione in una forma linguistica, e pone invece a fondamento della struttura linguistica dell'inconscio la relazione significante/significato (S/s).
L'inconscio è alla superficie del linguaggio, incluso nella sua forma significante, non sotto. Le produzioni inconsce sono paragonabili a una retorica linguistica.
L'inconscio nel suo parlare è tendenzialmente poetico, dal momento che il processo di significazione suggerisce interminabili rinvii ad altri significanti.
Nessun significato è trasferibile in altri significanti, può solo trasformarsi in un'altra catena discorsiva. Nessun testo è perciò traducibile in un altro, è solo trasformabile. Il senso di un discorso scaturisce dall'insieme dell'ordine significante, dalla catena di un significante che si combina con un altro o che ne sostituisce un altro. Il senso viene dunque creato da un articolarsi di significanti, non lo precede né lo utilizza come veste di un messaggio già costruito. È il gioco delle combinazioni e sostituzioni che produce un effetto di significazione.
La pratica del linguaggio di per sé produce senso, nessun sen