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I fenomeni di empatia, di transfert, di controtransfert, di identificazione proiettiva, di contro-identificazione proiettiva ed altri, possano venire esaminati come se fossero fenomeni interattivi, nei quali l'emittente di un segnale cerca un destinatario, non tanto per inviargli un messaggio preordinato, quanto per ricevere da lui un campo d'ascolto, in cui si stabiliscano alcuni legami fondamentali di caratare affettivo che conferiscano a quel segnale dignità di messaggio.
Il controtransfert, secondo questa mia ipotesi, non è un messaggio dell'analizzando che arriva al destinatario-analista così come parte, ma è un qualcosa che diventa messaggio, non appena trova nel destinatario un'area di risonanza interiore, in cui possano liberamente costituirsi dei significati. Non è il paziente che “fa provare” all'analista determinate emozioni, ma è l'analista che in vece sua organizza in uno spazio ricettivo interno un materiale caotico e lo rende vivibile come “emozione”.
Non è sempre necessario che l'analista verbalizzi al paziente tale lavoro interiore, poiché di solito esso viene testimoniato a livello