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Una chiave di lettura che consenta di visualizzare dialetticamente il discorso sviluppato da Mauro Mancia lungo la raccolta di scritti che compongono il presente volume ce la offre lo stesso titolo che, con la sua ambiguità, ben corrisponde all'ambiguità con cui la dimensione narcisistica dell'esistenza umana si impone a chiunque tenti di accostarvisi senza pretese riduttive. Così, rispetto allo “sguardo di Narciso”, l'interrogativo non è solo cosa vi si riesca a scorgere, ma come sia possibile scorgerlo; vale a dire, quale posizione sia necessario assumere per entrare in uno spazio che, per definizione, sembra chiudersi all'interesse e al desiderio dell'altro; tanto che si sarebbe tentati di rispondere con Ovidio che nello sguardo di Narciso è possibile vedere solo e unicamente Narciso alla inane ricerca di se stesso. Di qui, forse, la delimitazione da parte di Freud delle cosiddette nevrosi narcisistiche, per l'appunto inaccessibili all'altro; anche se lo stesso Freud non aveva poi esitato a usare, almeno teoricamente, lo scandaglio psicoanalitico per indagare questo territorio così gelosamente protetto dal soggetto. Aprendo con ciò una via che sarebbe stata ampiamente battuta da una ricerca psicoanalitica di cui Mauro Mancia ci offre, nel secondo capitolo, un'aggiornata e approfondita documentazione; e rispetto alla quale egli assume una posizione o linea ben definita che lo porta a individuare nello sguardo di Narciso un mondo di immagini, di affetti, di relazioni e di processi tendenzialmente ostili e difensivi.
Questo mondo lo troviamo esplicitato con chiarezza a partire dal sogno de “il furto degli occhiali” in cui O. (un paziente il cui caso occupa l'intero terzo capitolo) si trova minacciato da una banda di giovinastri che tentano una rapina allo scopo di impossessarsi di una quantità di occhiali; “sembravano occhiali da sole” precisa O., associandovi il proprio paio che recentemente aveva temuto gli fosse stato rubato. Il sogno farebbe riferimento al deside