You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Dodici saggi di diversi Autori chiamati a contribuire con il loro lavoro e la loro esperienza allo studio del problema degli affetti, e soprattutto della loro funzione nelle relazioni interpersonali, sono stati raccolti in volume a cura di Massimo Ammaniti e Nino Dazzi. Il loro libro è diviso in tre sezioni. La prima dedicata alla Teoria degli affetti,
la seconda agli Affetti nello sviluppo infantile, l'ultima agli Affetti nella clinica ed è preceduto da una introduzione scritta dai curatori.
Ammaniti e Dazzi, insieme al loro impegno istituzionale nell'Università, sono psicoanalisti ed è ben evidente come siano stati guidati nel loro lavoro su questo volume da questa loro specifica competenza. Il sottotitolo Natura e Sviluppo delle relazioni interpersonali è subito chiaro che vuol significare soprattutto relazione precoce tra i piccoli dell'uomo e l'ambiente di allevamento e suoi rapporti con lo sviluppo e con tutte le altre relazioni interpersonali e in particolare con la relazione psicoanalitica. Questo significa esplorare ampi comparti del sapere di rilevanza psicologica, neurofisiologica e psicoanalitica sia nell'ambito teorico, sia nel rilevamento sperimentale. E significa anche esplorare problemi di grande interesse per le scienze relative a questi ambiti e per la pratica clinica.
La presentazione dell'opera è dedicata prevalentemente al rapporto tra la psicoanalisi e gli affetti. Ricordata l'importanza assegnata da Darwin agli affetti nella evoluzione come elementi fondamentali della comunicazione interumana e la solida fondazione degli schemi di reazione affettiva nel Sistema Nervoso Centrale, Ammaniti e Dazzi affrontano il problema della nozione freudiana di affetto nell'ambito della teoria della pulsione “basata su energia e struttura” e in difficoltà ad esprimere gli accadimenti di una “psicologia dei significati”. Essi ricordano nello stesso tempo come già Freud si fosse reso conto di queste difficoltà e come egli avesse tentato una diversa formulazione