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Giannotti e De Astis raccolgono in questo libro, composto di quindici articoli più una breve conclusione, il loro decennale lavoro di frontiera all'interno della psicopatologia della prima infanzia, soprattutto sull'autismo e sulla psicosi infantile, dimostrando come il pensiero e il metodo psicoanalitico siano utilizzabili creativamente anche in situazioni limite, non protette dalle sicure transenne di setting acquisiti e di contesti consolidati.
Il percorso di cui ci fanno partecipi presenta il loro incontro, via via più sicuro ed articolato, con la sofferenza infantile nella sua dimensione più primitiva e catastrofica, laddove i bambini da un lato e i genitori dall'altro mancano di ogni speranza di poter modificare una situazione dolorosa insostenibile e sono entrambi, in vario grado, “non nati psicologicamente”. l'esperienza che ci viene proposta è quella di una ricerca della vita in nuclei familiari gravemente impoveriti e danneggiati al fine di reinnescare un movimento di crescita nei bambini e nei genitori. Crescita che gli Autori sostengono — appoggiandosi a Winnicott — non poter avvenire se non incidendo contemporaneamente sul bambino e sull'ambiente, poiché è dalle cure di quest'ultimo (principalmente della madre) che deriva la fondazione umana e l'attivazione simbolica dell'infante.
Per concretizzare nel modo migliore questa premessa teorica, Giannotti e De Astis operano fin dall'inizio, nel caso di una massiccia patologia infantile, sulla coppia madre-bambino, includendo in una prima fase di trattamento del bambino anche la madre, che intraprenderà in un secondo tempo una sua terapia individuale, una volta che si siano consolidate le condizioni ottimali per uno sviluppo autonomo di entrambi. Se possibile, anche il padre è invitato a partecipare al programma terapeutico, in modo che tutti i membri della