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Si tratta della pubblicazione degli atti del dibattito tenuto al Festival di Spoleto del 1989. Sono preceduti da una puntuale e chiara presentazione di L. Preta, la quale sottolinea le profonde implicazioni affettive (quindi da un vertice psicoanalitico) di eventuali angoscia e terrore insite nel passare da un modello di conoscenza inteso “come possesso di qualcosa” ad una esperienza di conoscenza intesa come “divenire qualcosa”.
Una ricca bibliografia ragionata ed una biografia dei relatori (H. von Foerster, A.G. Gargani, F. Corrao, F.J. Varela, G. Vattimo, E. Morin, M. Ceruti) consentono di collocare in un contesto più organico gli interventi di provenienza disciplinare diversa.
H. von Foerster sottolinea che il problema dell'ignoranza è premessa necessaria a quello della conoscenza, soffermandosi in particolare su di una ignoranza di secondo grado (“non sapevo di non sapere”) che è strettamente inerente alla natura del soggetto.
Conoscenza come rappresentazione o come costruzione del mondo? l'interrogativo è il filo conduttore di tutti gli interventi. Per Foerster il quesito appartiene alla categoria di quelli indecidibili. Optare per l'una o l'altra delle due formulazioni comporta una responsabilità etica. La scelta di Foerster, siamo noi i costruttori del mondo, implica l'etica del “farò o non farò questo”. Credo che il quesito possa e debba essere riportato all'interno della psicoanalisi: cronisti della vicenda analitica o narratori-costruttori della medesima? A mio parere un po' dell'uno un po' dell'altro: allora, per quanto riguarda la quota “narratori-costruttori”, anche per l'analista si pone un problema di responsabilità etica (“Dirò questo o non dirò questo al paziente”) sia rispetto all'analisi, sia rispetto alle singole interpretazioni.
A.G. Gargani ripercorre le tappe del dibattito epistemologico dal