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In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Sigmund Freud (1989), la rivista La Cultura (, 1) gli ha dedicato un intero fascicolo. Come fanno notare Bedeschi e Trincia nella presentazione dell'opera, i saggi che lo compongono investono vari aspetti del pensiero di Freud, e lo indagano da diverse prospettive: da quella estetica a quella antropologica, religiosa, socio-politica, epistemologica. Nella loro premessa, i curatori sollevano il problema della relazione tra filosofia e scienze umane, tra cui includono senza esitazioni la psicoanalisi, e auspicano che questo volume possa sollecitare un dibattito.
Dei saggi che compongono questo fascicolo vale la pena di segnalare quello di Trincia sulla religiosità e sull'ateismo di Freud, e quello di Nannini su Freud e l'antropologia, che vede non già in Totem und Tabu, ma nel “modo nuovo di guardare all'uomo e al suo mondo” la rivoluzione segnata dalla psicoanalisi. Si deve notare — sottolinea l'autore — che questa rivoluzione è ormai parte integrante dell'antropologia contemporanea.
Anche il saggio di Pinelli, sul Freud di Peter Gay, vale la pena di essere letto. Non altrettanto si può dire del saggio di Roberto Levi, sulla “Scientificità della psicoanalisi”. Vi si sente come una ossessione nei confronti della scientificità, che purtroppo è nell'aria dei nostri tempi, segnati dall'insicurezza e dalla ricerca dell'immagine. Ha detto bene Sini, nel dibattito che ha avuto luogo in occasione della presentazione del volume all'Istituto Gramsci, che forse Freud aveva della probità dello scienziato di fine ottocento la stessa concezione di Darwin, in cui rigore e dedizione sono parti intrinseche della ricerca scientifica. L'ossessione odierna nei confronti della scientificità vede il filosofo in una condizione migliore: questi, almeno, sa che il suo discorso non ha alcun fondamento “verificabile”. Nel